A trent’anni gli amici li scegli.
A quindici ti capitano. In classe. In squadra. In vacanza.
A trenta li scegli.
E badi bene che siano come te. E pure meglio. Così un giorno quella ragazzina spettinata e un po’introversa che conoscevi, ma non troppo, che ti conosceva, ma non troppo, diventa presenza stabile.
Porta il sorriso delle tue radici e gli abiti stropicciati delle tue stesse scelte.
Si dice che alcune persone illuminino le stanze. Lei invece nelle stanze ci entra piano, come una musica di sottofondo. Come il calore del camino. Abbastanza forte da scaldare intorno, non così tanto da poterti allontanare troppo.
E allora ti tiene legato.
A trent’anni gli amici li scegli.
Portano il profumo del giardino di casa tua, il suono della festa di paese e i colori freschi di un nuovo tatuaggio.
A quindici anni gli amici ti capitano. Ti fai andar bene ogni cosa, vinta dall’avidità di scoprire se c’è di più. Se c’è altro. Se c’è diverso.
A trent’anni ti senti diverso. E ti fai andar bene solo chi con cura bussa piano alla porta della tua amicizia. Qualcuno, una volta entrato, fa più rumore di altri. Ma la musica che ne esce è quella che ti piace. A trent’anni non puoi “ascoltare tutto”. Scegli la stazione radio che suona solo la tua musica. Che senti tua e basta.
E invece è anche di altri. Ma non t’importa. Perché per te suonerà sempre in maniera diversa.
A trent’anni ti senti diversa, Ma almeno gli amici te li scegli.