Al mio paese c’è un castello. Ma non uno di quei castelli delle fiabe. In mezzo al nulla, circondato da nuvole. No. Il castello del mio paese si mescola alle case della gente. Così tanto che le mura non si dividono dal resto del borgo.
Il castello del popolo. La storia dice altro ma a noi che importa. Quello è il castello di chi resta.
Chi, per consolarsi, si gira lo vede e pensa “quant’è bello il castello del mio paese”. E così la voglia di andar via non gli viene proprio. Il castello del mio paese cancella la voglia di città. Ti impone di guardarlo e di restare.
E tu, per andar via, sei costretta a girarti dall’altra parte. Perché ci hanno creato con le spalle per poter smettere di guardare in faccia il dolore. O la nostalgia.
Poco distante da casa mia, questo sentimento si chiama apprecundìa.