I compagni di banco sono come i parenti: non te li scegli.
È una farsa il primo giorno di scuola, perché poi la maestra, o la vita (e a volte coincidono), scombina le carte e ti piazza di fianco l’unica persona che avresti dovuto scegliere dall’inizio.
Per me è stato così.
E il compagno di banco non te lo scordi mica. Ne porti un pezzetto dentro ovunque tu vada. Si pianta nella memoria, che è poi il cuore, e là resta.
Poi ci sono i genitori del tuo compagno di banco.
A metà tra una figura mitologica e un genitore extra acquisito di diritto. Per questo li pensi immortali, fuori dalle imprevedibili decisioni della vita (vedi sopra).
Finché ti arriva una telefonata, e ti cade in testa una tegola di realtà. All’improvviso.
Così sei costretta a versare lacrime non previste, che si mescolano lentamente a pensieri nascosti. Di quelli che provi con tutte le forze a tenere a bada, in un angolo buio della tua mente, o dell’anima, fate voi. Ma che sono come i ragni. Non li senti quando ti entrano in casa, però sul muro poi li vedi. Piazzati lì, in bella vista. E non puoi schiacciarli, perché porta male. E poi macchi il muro. Non puoi scacciarli in nessun modo che non sia chiuderli in una scatola e accompagnarli fuori. Dalla casa. Da te.
Però il segno di quel ragno resta. Da qualche parte, dove l’hai trovato.
Così il solco delle tue lacrime, mischiate ai pensieri, mischiate alle lacrime del tuo compagno di banco, mischiate ai suoi pensieri resta.
E il tuo compagno di banco è costretto a ereditare un sogno, che a lui i camper manco piacciono. Perché prevedono spostamenti costanti e instabilità. E al tuo compagno di banco piacciono la lentezza e l’abitudine.
Che tanto era veloce a fare i compiti perché il quaderno era il tuo.
Ereditare i sogni ti alleggerisce dal pensiero di costruirtene di tuoi, ma ti appesantisce il cuore. Perché devi farli tuoi.
Così un giorno quel camper diventa il sogno del tuo compagno di banco. E di sua sorella. Che alle fine anche le sorelle dei compagni di banco sono per metà figura mitologica e per metà sorelle extra acquisite di diritto. Senza il bisogno di dirselo o ricordarselo per forza.
Il camper diventa un pretesto per costruirsi una nuova vita. Che avrebbe dovuto vivere qualcun altro e che invece devi vivere tu. A modo tuo.
Oggi quel camper porta in giro per il mondo un sogno ereditato, una bandiera rossa scolorita dal tempo, e piatti di nicchia. Così si dice delle cose che tu non vuoi mangiare.
Oggi quel camper fa un giro che non aveva previsto, porta una B stampata sul retro e una foto stampata sul cuore.
Se vi capitasse di incontrare quel camper, sorridete. Perché un sogno ereditato pesa di più di uno costruito da sé, e merita il doppio del rispetto.