Voi direte: come si fa a rilassarsi in un posto così affollato?
Io non lo so. Però qui ci si riempie delle storie degli altri, senza parlare.
Puoi sederti e lasciarti trasportare dal rumore di vita tutt’intorno.
Un piccolo pezzo d’acqua si muove col vento, eppure rimane fermo. Ad ascoltare. A farsi ascoltare.
Si viene qui per cercare la quiete, e si è sommersi di incontri.
Ti metti a immaginare la vita dai contorni degli altri.
Qua vieni solo ma non sei solo. Sei tutta la diversità che vedi e che senti.
Una bambina impara a camminare. Due ragazzi su una panchina discutono, senza sapere come dirsi che si amano. Da dietro un leggero odore di foglie d’illegalità.
Questa panchina accoglie di nuovo la mia solitudine. E mi ridà quella degli altri.
Chissà se qualcuno ci guarda dalla finestra. Io starei ore a inventare vite. Ad ascoltare il rumore debole dell’acqua che prova a uscire dai suoi confini. Ma resta lì.
E resto qui anch’io.
A inventare la mia vita.