Dopo quanti tentativi si smette di provarci?
Stranamente oggi non cerco la solitudine. Stare in mezzo a tutta questa gente quasi mi conforta.
Osservo e a tratti mi scopro giudicante. O forse provo solo a capire. Le persone, le dinamiche, gli sguardi.
Quando sei solo in mezzo ad altre solitudini, la tua sembra valere la metà. Ma quanti soli ci saranno? E quanti soli?
Di quelli che splendono di felicità. Forse la felicità è un po’ come il sole: è lì, nel cielo, sempre presente, ma tu sai che lo vedrai solo per un po’, dopodiché sarà la notte.
Il mio orgoglio mi ordina chiusura, ma probabilmente anche stavolta vincerà la stanchezza. Stanca di chiedere, stanca di assecondare, stanca di capire. Forse stanca di perdonare. Stanca di arrendermi, ma stanca di lottare.
Il cerchio non si chiude, e diventa una forma senza nome. E pian piano senza contorni.
Questo alla fine è un po’ il mio posto. Nel verde, ma in città. Da sola, ma circondata da voci. All’ora del tramonto, quando non è più giorno, ma neanche già notte. Da sempre una via di mezzo.
O forse due in una, come dice l’astrologia.
Con insieme la voglia di andare via e di restare. Di battere i pugni sul tavolo e di lasciar perdere.
Una bambina alle mie spalle grida a qualcuno “vieni se hai il coraggio” e penso che c’ho pensato proprio poco fa. Nella vita ci vuole coraggio. Non necessariamente qualcosa di plateale e memorabile. Ma piuttosto qualcosa alla “a quest’incrocio passo prima io”.
Ecco, dovremmo smetterla di dare sempre la precedenza agli altri.
Fra poco vado via. Un po’ per il freddo, un po’ per il buio. Ma decido che scriverò sempre qua. Se sono fortunata proprio su questa panchina. Altrimenti mi accontento.
A volte basta una vista decente, il resto lo fa la penna.